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Legionella negli impianti idrici: prevenzione, campionamento e valori di attenzione secondo le Linee guida 2015

La legionella non si vede, non si sente e non cambia il sapore dell’acqua. Vive negli impianti idrici, soprattutto in quelli dell’acqua calda, e diventa pericolosa quando l’acqua viene nebulizzata: una doccia, un idromassaggio, una torre di raffreddamento. Per alberghi, B&B, campeggi, palestre, strutture sanitarie e condomini con impianti centralizzati la prevenzione della legionellosi non è solo buona pratica: è un obbligo che le Linee guida 2015 descrivono passo per passo. Questa guida spiega cosa prevedono, come si campiona l’acqua e come leggere i valori di attenzione del referto.

Cos’è la legionella e perché riguarda gli impianti

La Legionella è un batterio presente in natura nelle acque dolci. Nelle reti idriche degli edifici trova le condizioni ideali per moltiplicarsi: temperature tra 25 e 45 °C, acqua stagnante, incrostazioni di calcare, biofilm e sedimenti nei serbatoi. La malattia (legionellosi, nella forma grave detta “malattia dei legionari”) si contrae respirando goccioline d’acqua contaminata, non bevendola. Le fonti tipiche sono docce e rubinetti poco usati, boiler e serbatoi dell’acqua calda, vasche idromassaggio, torri evaporative degli impianti di climatizzazione, umidificatori e fontane decorative. Le persone più a rischio sono anziani, fumatori, malati cronici e immunodepressi: per questo le strutture sanitarie e ricettive hanno regole più stringenti.

Le regole: Linee guida 2015 e D.Lgs. 18/2023

Il riferimento principale sono le Linee guida per la prevenzione e il controllo della legionellosi approvate dalla Conferenza Stato-Regioni il 7 maggio 2015, che hanno sostituito i documenti del 2000 e del 2005 e raccolgono in un unico testo la valutazione del rischio, le misure di controllo, il campionamento e le azioni da intraprendere in base ai risultati. A queste si aggiunge il D.Lgs. 18/2023 sulle acque destinate al consumo umano, che inserisce la Legionella tra i parametri da tenere sotto controllo nei sistemi di distribuzione interni degli edifici prioritari (strutture sanitarie, ricettive, ristorazione collettiva, palestre e centri benessere) con un valore di parametro di 1.000 UFC/l. Per chi ha dipendenti vale anche il D.Lgs. 81/2008, che tratta la legionella come rischio biologico da valutare nel DVR. Le Regioni possono avere disposizioni proprie, ad esempio sulla frequenza dei controlli nelle strutture turistiche.

Il documento di valutazione del rischio

Il cuore delle Linee guida è la valutazione del rischio, un documento che il gestore della struttura deve redigere e tenere aggiornato. Contiene: la nomina di un responsabile della prevenzione; la descrizione dell’impianto idrico con uno schema aggiornato (serbatoi, boiler, ricircolo, rami morti, punti d’uso); l’individuazione dei punti critici; le misure di controllo adottate (temperature, flussaggi, pulizie, trattamenti); il piano di campionamento con punti e frequenza; il registro degli interventi e dei risultati delle analisi. Va riesaminato almeno ogni due anni e comunque dopo modifiche dell’impianto, un risultato positivo o un caso di malattia. Un referto di laboratorio per ogni campagna di campionamento è la prova documentale che il piano viene applicato.

Le misure di prevenzione che funzionano

  • Temperatura: acqua calda mantenuta a 60 °C nell’accumulo e ad almeno 50 °C ai punti d’uso; acqua fredda sotto i 20 °C. Le tubazioni calde e fredde vanno coibentate e tenute separate.
  • Movimento dell’acqua: eliminare i rami morti, far scorrere ogni settimana per alcuni minuti i rubinetti e le docce delle camere non occupate, svuotare e pulire i serbatoi almeno una volta l’anno.
  • Pulizia dei terminali: disincrostare e disinfettare periodicamente soffioni, flessibili e rompigetto, sostituirli quando sono usurati.
  • Trattamenti: quando la sola gestione delle temperature non basta, le Linee guida indicano lo shock termico (acqua a 70-80 °C fatta scorrere per almeno 30 minuti da ogni rubinetto), l’iperclorazione, il biossido di cloro, la ionizzazione rame-argento o i filtri terminali nei reparti a rischio.
  • Registrazione: ogni controllo di temperatura, flussaggio, pulizia e trattamento va annotato nel registro con data e firma.

Campionamento: dove, come e quanto spesso

Il campionamento serve a verificare che le misure funzionino, non a sostituirle. I punti da controllare sono quelli che rappresentano l’impianto: l’uscita del boiler o del serbatoio dell’acqua calda, il ritorno del ricircolo, i punti d’uso più lontani (le docce delle camere in fondo al corridoio o all’ultimo piano), i terminali poco usati, il fondo dei serbatoi dell’acqua fredda e, se presenti, vasche idromassaggio e torri evaporative. Per una struttura di medie dimensioni le Linee guida suggeriscono di controllare almeno i punti di produzione e ricircolo e un campione rappresentativo dei terminali: il kit analisi legionella per 6 punti di campionamento è pensato proprio per questo, mentre il kit per 1 punto serve per il controllo di un singolo terminale o per la ripetizione dopo un intervento.

Il prelievo si fa in bottiglie sterili da un litro contenenti tiosolfato di sodio, che neutralizza il cloro. Esistono due modalità: il campione istantaneo, prelevato aprendo il rubinetto senza far scorrere l’acqua, che descrive il terminale; e il campione dopo scorrimento (circa un minuto, finché la temperatura si stabilizza), che descrive la rete. Le Linee guida indicano quale usare a seconda dell’obiettivo; nel dubbio, il campione istantaneo è quello più rappresentativo dell’esposizione di chi fa la doccia. Si annota la temperatura dell’acqua al momento del prelievo, non si flambano i rubinetti né si rimuovono i rompigetto se si vuole valutare il rischio reale, e le bottiglie si consegnano al laboratorio entro 24 ore, al riparo dalla luce e senza refrigerare. Il laboratorio esegue la ricerca con il metodo colturale UNI EN ISO 11731; il risultato richiede circa dieci giorni perché la legionella cresce lentamente. La frequenza minima indicata per le strutture ricettive è annuale, ma va aumentata in presenza di risultati positivi, nelle strutture sanitarie e dopo interventi di disinfezione.

Valori di attenzione: come leggere il referto

Il referto esprime il risultato in UFC/l (unità formanti colonia per litro) e indica la specie e, per Legionella pneumophila, il sierogruppo. Le Linee guida 2015 collegano i risultati alle azioni da intraprendere nelle strutture turistico-ricettive e negli altri edifici non sanitari.

Legionella (UFC/l) Cosa fare
Non rilevata o inferiore a 100 Nessun intervento: mantenere le misure di controllo e la frequenza di verifica prevista
Da 100 a 1.000 Verificare che le misure di controllo siano applicate (temperature, flussaggi, pulizie), ricampionare; se più del 20% dei punti è positivo, rivedere la valutazione del rischio
Da 1.000 a 10.000 Rivedere la valutazione del rischio e intervenire sull’impianto; se il 20% o più dei campioni è positivo, procedere alla disinfezione e ricampionare
Oltre 10.000 Contaminazione importante: disinfezione immediata dell’impianto, revisione delle misure di controllo e nuovo campionamento

Nelle strutture sanitarie i limiti sono più severi e nei reparti con pazienti a rischio si richiede l’assenza del batterio. Il D.Lgs. 18/2023 aggiunge il valore di 1.000 UFC/l come soglia per i sistemi interni degli edifici prioritari. Un risultato positivo non è una condanna: è l’informazione che serve per intervenire prima che qualcuno si ammali.

Cosa fare se il referto è positivo

Confronta il valore con la tabella e con la tua valutazione del rischio; verifica le temperature e i flussaggi; programma la disinfezione più adatta all’impianto (shock termico o chimica), meglio se con un tecnico; sostituisci i terminali incrostati; ricampiona gli stessi punti dopo l’intervento, di norma a distanza di alcune settimane; aggiorna il documento e il registro. Conserva i referti: in caso di ispezione o di segnalazione di un caso di legionellosi sono la prova di quanto hai fatto.

Domande frequenti

Un condominio deve fare il controllo della legionella?

Per i condomini con impianto centralizzato dell’acqua calda le misure del D.Lgs. 18/2023 sono raccomandate, non imposte; le Linee guida 2015 consigliano comunque la gestione delle temperature e una verifica periodica, e l’amministratore ne risponde come gestore della distribuzione idrica interna.

Basta un solo campione?

Per una piccola struttura con un unico boiler può bastare per un primo orientamento, ma una valutazione seria richiede più punti: produzione, ricircolo e terminali lontani. Il kit per 6 punti copre il caso più comune.

L’acqua con legionella si può bere?

Il rischio è respiratorio, non alimentare: la legionellosi si contrae inalando aerosol. Questo non significa che l’acqua sia in regola: un impianto colonizzato va comunque trattato.

Kit e corsi collegati a questa guida

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