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Analisi delle superfici con piastre a contatto: come verificare la sanificazione nel piano HACCP

Un piano di lavoro può sembrare pulito ed essere coperto di batteri. La differenza tra “pulito a vista” e “pulito davvero” si misura in laboratorio, e nel sistema HACCP questa misura ha un nome: verifica dell’efficacia della sanificazione. Le piastre a contatto sono lo strumento più semplice per farla. Questa guida spiega cosa chiedono i Regolamenti CE 852/2004 e 2073/2005, come si usano le piastre, dove e quando campionare e come leggere i risultati per il tuo manuale di autocontrollo.

Perché controllare le superfici

Nella ristorazione e nella produzione alimentare la maggior parte delle contaminazioni non arriva dall’ingrediente ma dal contatto: un tagliere usato per la carne cruda e poi per l’insalata, la lama dell’affettatrice pulita male, la maniglia del frigorifero toccata cento volte al giorno. Batteri come Salmonella, Escherichia coli, Staphylococcus aureus e soprattutto Listeria monocytogenes sopravvivono sulle superfici e nei residui organici, e la Listeria cresce anche a temperatura di frigorifero. Controllare le superfici serve a tre cose: verificare che detergenti, disinfettanti, tempi e modi della pulizia funzionino; scoprire i punti critici che sfuggono alla routine; e documentare all’autorità di controllo che l’autocontrollo non è solo scritto sulla carta.

Cosa chiedono le norme

Il Regolamento CE 852/2004 sull’igiene dei prodotti alimentari impone a ogni operatore del settore alimentare procedure basate sui principi HACCP (articolo 5) e, nell’Allegato II, requisiti precisi per locali e attrezzature: superfici in materiale liscio, lavabile, resistente alla corrosione e non tossico (capitolo II), attrezzature pulite e, se necessario, disinfettate con una frequenza sufficiente a evitare rischi di contaminazione (capitolo V). Il Regolamento CE 2073/2005 sui criteri microbiologici aggiunge, all’articolo 5, che l’operatore deve effettuare campionamenti delle aree e delle attrezzature di lavorazione quando è necessario per garantire il rispetto dei criteri, e li rende espliciti per chi produce alimenti pronti al consumo che possono favorire la Listeria: in quel caso il controllo ambientale per Listeria monocytogenes fa parte del piano. Il metodo di riferimento per il campionamento delle superfici è la norma UNI EN ISO 18593. In Italia il D.Lgs. 193/2007 punisce con sanzioni amministrative la mancata predisposizione o applicazione delle procedure di autocontrollo, e nelle ispezioni ASL i referti delle analisi sulle superfici sono tra i documenti più richiesti.

Come funzionano le piastre a contatto

Una piastra a contatto (detta anche RODAC) è una piccola capsula con un terreno di coltura a superficie convessa, di circa 55 mm di diametro, pari a circa 25 cm². Si toglie il coperchio, si appoggia il terreno sulla superficie da controllare esercitando una pressione leggera e uniforme per una decina di secondi, senza strisciare, si richiude e si etichetta con il punto e l’ora. In laboratorio la piastra viene incubata e si contano le colonie cresciute: il risultato è espresso in UFC per piastra o per cm². Le piastre vanno bene per superfici piane e lisce (piani di lavoro, taglieri, ripiani dei frigoriferi, vassoi, pareti delle celle); per superfici curve, fessure, lame e mani degli operatori si usano invece tamponi o spugne. I parametri più utili sono la carica batterica totale, che misura il livello generale di pulizia, le Enterobatteriaceae o i coliformi, indicatori di contaminazione da residui alimentari o da igiene delle mani, lo Staphylococcus aureus, legato al contatto con le mani e le vie respiratorie, e lieviti e muffe negli ambienti umidi. La ricerca della Listeria richiede tamponi dedicati e va concordata con il laboratorio.

Dove e quando campionare

Il momento dipende da cosa vuoi sapere. Il controllo dopo la sanificazione e prima dell’inizio del lavoro verifica che la pulizia funzioni: è quello previsto dal piano di autocontrollo come verifica periodica. Il controllo durante la lavorazione fotografa invece il livello di contaminazione a cui gli alimenti sono realmente esposti e serve a capire dove nascono i problemi. I punti da scegliere sono quelli a contatto diretto con gli alimenti (taglieri, piani di lavoro, lame e piatto dell’affettatrice, contenitori, vaschette del bancone) e quelli toccati continuamente (maniglie di frigoriferi e celle, rubinetti, pulsanti, manici di utensili). Conviene ruotare i punti da una campagna all’altra, in modo da coprire nel tempo tutta la cucina, e mantenere fissi due o tre punti “sentinella” per confrontare i risultati nel tempo. La frequenza la decide l’operatore nel manuale di autocontrollo in base alla dimensione dell’attività e al rischio: molte cucine di ristorazione la fissano ogni tre mesi, i laboratori che producono alimenti pronti al consumo ogni mese, e tutti la aumentano dopo un risultato non conforme, un cambio di detergente, l’ingresso di nuovi addetti o lavori nei locali. Un kit con 5 piastre copre una cucina piccola, uno con 10 piastre una cucina di ristorante o un laboratorio con più reparti.

Come leggere i risultati

A differenza dell’acqua potabile, per le superfici la legge non fissa limiti numerici, salvo l’assenza di Listeria monocytogenes dove è prevista. È l’operatore a stabilire nel manuale i valori guida in base ai quali giudicare la sanificazione, e il laboratorio lo aiuta a fissarli. Uno schema molto usato per la carica batterica totale su superfici sanificate distingue tre fasce: fino a circa 1 UFC/cm² risultato ottimo; tra 1 e 10 UFC/cm² accettabile; oltre 10 UFC/cm² insufficiente, con sanificazione da ripetere. Per Enterobatteriaceae, coliformi e Staphylococcus aureus su una superficie appena sanificata ci si aspetta l’assenza o valori molto bassi. Il referto del laboratorio riporta per ogni piastra il punto, il parametro, il valore e il metodo, così da poter essere archiviato nel piano di autocontrollo come registrazione della verifica.

Cosa fare se un punto non è conforme

  1. Ripetere la sanificazione di quel punto e ricampionare: spesso il problema è un passaggio saltato (detersione prima della disinfezione, risciacquo, tempo di contatto del prodotto).
  2. Rivedere la procedura scritta: prodotto, diluizione, tempo di contatto, attrezzi (panni e spugne sono spesso la fonte della contaminazione).
  3. Controllare lo stato delle superfici: taglieri incisi, guarnizioni rovinate e giunzioni aperte non si sanificano più e vanno sostituiti.
  4. Formare o riaddestrare gli addetti sulla procedura corretta e registrare l’intervento.
  5. Aumentare temporaneamente la frequenza dei controlli fino a due risultati conformi consecutivi.

Le analisi delle superfici nel piano HACCP

Il controllo delle superfici è una delle verifiche del manuale di autocontrollo HACCP, insieme al controllo dell’acqua e, quando serve, delle materie prime e dei prodotti finiti. Nel manuale vanno indicati i punti, la frequenza, i valori guida e le azioni correttive; i referti si conservano con le altre registrazioni (temperature, pulizie, formazione). Chi parte da zero trova nel Pacchetto completo HACCP il manuale, i corsi per il responsabile e gli addetti e un kit con 5 piastre a contatto per la prima verifica; chi ha già il manuale può aggiungere i kit piastre a contatto quando arriva la scadenza del controllo.

Domande frequenti

Le piastre a contatto le posso usare da solo?

Sì: il kit contiene piastre pronte e istruzioni. Il campionamento richiede solo attenzione (non toccare il terreno, non strisciare, etichettare bene); l’incubazione e la lettura le fa il laboratorio.

Quante piastre servono?

Dipende dai punti critici della tua cucina: per un bar o una piccola cucina bastano 5 piastre a rotazione, per un ristorante con più postazioni o un laboratorio di produzione 10 piastre permettono di coprire ogni reparto in una sola campagna.

Quanto tempo ci vuole per il risultato?

Le piastre vanno rispedite al laboratorio il giorno stesso del campionamento; l’analisi richiede in genere tre giorni lavorativi dalla ricezione, poi il referto arriva via e-mail.

Kit e corsi collegati a questa guida

Kit di analisi, corsi e manuali HACCP citati in questa guida
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